Nosy Be L' isola dei profumi
Latitudine sud 13° 24’, Longitudine est 48°18’
Isola tropicale che emerge da una vasta piattaforma corallina nel Canale di Mozambico. Circondata da una serie di incantevoli isole vicine e da due arcipelaghi più lontani, le isole Radama a Sud e le Mitsio al Nord, è sia un punto di partenza per escursioni in mare e crociere che un luogo per una vacanza di tutto relax.
Già lungo la strada che conduce dall’aeroporto di Fascene agli alberghi ci si rende conto di quanto sia giustificato l’appellativo di Isola Profumata (Nosy Manitra) che le viene dato dai malgasci: l’inebriante profumo delle spezie avvolge il visitatore con gli effluvi odorosi dei fiori dell’ylang ylang, del caffè , del pepe, della vaniglia messa a seccare della cannella mentre fa’ da contorno la canna da zucchero .
Tutte queste spezie ed essenze si ritrovano poi al “bazar” e nelle boutique di Hell Ville che sono un ottimo punto di partenza per iniziare un tour di scoperta di Nosy Be scendendo verso il porto, folcloristico per le piroghe a bilanciere ed i boutres che vi transitano e proseguendo sulla strada che costeggia la rada sino alle distillerie delle essenze di ylang ylang ed al CNRO (Centro Nazionale per le Ricerche Oceanografiche) ed al suo Museo del Mare.
Poco dopo si arriva al villaggio di Mardoka dove si ammirano i ruderi delle prime costruzioni (arabe) sull’isola quasi completamente avviluppati dalle radici aeree dei Ficus Bengalensis chiamati anche baniani .
Siamo ai limiti della Riserva Naturale Primaria del Lokobe la cui foresta primaria si può visitare partendo in piroga dal villaggio di Ambatozavavy: una bella escursione che impegna tutta una giornata e nella quale si osservano lemuri diurni e notturni (microcebi), camaleonti, serpenti , piante rare e spezie.
La strada che percorre Nosy Be da Hell Ville ad Andilana all’estremo Nord, porta a tutte le località più interessanti dell’isola: “L’albero sacro”, un gigantesco “ficus Bengalensis” i cui rami e le radici aeree formano una cattedrale di oltre 50 metri di diametro; la Cascata di Ampasindava , il tipico villaggio di Ambatoloaka dove si concentra la “vita” di Nosy Be: ristoranti, alberghi, Casino, discoteche, affitto barche, moto, voli in ULM, boutique, scuole di immersione e centri di pesca alla traina.
Sulla stessa bella spiaggia il villaggio di Madirokely. Ancora più a Nord il centro abitato di Dzamandzar con la lavorazione della canna da zucchero e del rum, la Strada dei Laghi che porta sino al panoramico Mont Passot dal quale si godono un panorama unico ed un tramonto spettacolare sulla Baia di Nosy Be, sulla Baia dei Russi, e sulle isole Nosy Sakatia, Nosy Tanikely, Nosy Komba, Nosy Iranja e l’arcipelago delle Mitsio.
La strada (28 chilometri) termina sulla bellissima spiaggia di Andilana
Cenni Storici
I primi abitanti di Nosy Be furono piccoli gruppi delle tribù Antankarana e Zafinofotsy ai quali si aggiunsero Comoriani, Indiani ed Antandroy, ma il gruppo etnico più importante resta quello dei Sakalava.
L’isola di nosy Andoany entra a far parte della storia scritta del Madagascar quando il Re Radama I manifestò l’intenzione di conquistare l’ovest dell’isola-continente per arrivare sino al mare e attuò il suo progetto riuscendo ad impadronirsi del regno Sakalava del boina.
Verso il 1837 la regina Tsiomeko, dopo essere stata sconfitta dalle armate degli Hova, si rifugiò nelle isole di Nosy Komba e Nosy Tanikely seguita da molti sudditi. I Merina non riuscirono ad inseguirli sulle isole e si stabilirono sulla costa tenendo i sakalava sotto la loro minaccia. Per liberarsi di questi terribili vicini i notabili di Nosy Be cercarono aiuto presso il sultano di Zanzibar che inviò una nave la quale ripartì però poco dopo.
Nel 1840 la nave francese da guerra “Colibrì” dette fondo nella baia di Nosy Be ed i Sakalava si rivolsero al comandante per ottenere protezione dalla Francia. Ricevuta l’approvazione dal Governo Francese, il comandante Passot e la regina Tsiomeko firmarono il trattato di cessione delle isole di Tanikely e Nosy Komba.
Il protettorato conobbe degli anni turbati da incidenti e razzie sino al 1870, dopo questa data iniziò un periodo di pace abbastanza lungo
(testo di Giancarlo Annunziata)
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